OM Amici!
questa probabilmente è l’ultima mail che vi invio dal Nepal, mancano infatti 10 giorni alla partenza e immagino che più la data si avvicina, meno tempo avrò per sedermi davanti ad un computer. Quindi approfitto di questo tranquillo pomeriggio per scrivervi e poi…katam!
Che dire? Lasciare il mio “stupefacente Nepal” non sarà di certo facile; lasciare la mia casina, la mia vita nepalese, gli amici, i bimbi, la gente, le montagne, i sorrisi, i colori e Kathmandu sarà difficile e doloroso. Sì, perché questo “stupefacente Nepal” mi ha fatto un incantesimo, mi ha stregato ed è quindi inevitabile: qui lascio il mio cuore e sono sicura che sarà per sempre! E’ stata per me un’esperienza senza eguali, un mettermi alla prova (a volta a dura prova), il Nepal rappresenta per me una crescita personale, ho sperimentato tantissime situazioni, ho imparato, visto, conosciuto tantissime persone interessanti (viaggiatori+nepalesi), e ho conosciuto un mondo affascinante che sebbene sia culturalmente lontanissimo dalle mie origini, lo percepisco incredibilmente come mio, lo sento vicino, anzi vicinissimo. Il Nepal è stato un fantastico capitolo della mia vita, un periodo ricco di stimoli, di energia; ho affrontato tutto con grande entusiasmo e motivazione e il risultato è stato un’esperienza assolutamente indimenticabile che mi ha segnato a vita. Potrei usare tante parole in questo momento per descrivere la mia esperienza, ma nessuna renderebbe giustizia a quello che per me significa la parola Nepal!
Vero è che lasciare il Nepal e partire per Bangkok sarà meno traumatico che partire direttamente per l’Italia, per tornare a casa. Sapere che la mia grande avventura continua renderà un po’ più “leggera” la mia partenza.
Chiudo il mio libro-Nepal col cuore felice, sorridente, positivo, libero e stracarico di ricordi, di forti emozioni e di inarrestabile energia…..forse, se ci penso bene, questo potrebbe essere il mio Nirvana! ;-)
Dal Nepal è tutto, ma proprio tutto…
Sono pronta per la prossima grande Missione on the road!
Col cuore,
Himali
(è il nome nepalese che mi hanno dato alcuni amici e significa “montagna”)
23 maggio 2009
15 maggio 2009
Kathmandu su due ruote
Namaste !!
Manca poco meno di un mese alla partenza, lascerò infatti il Nepal a inizio giugno data in cui scade anche il mio visto turistico e con questo visto non posso stare qui oltre 5 mesi nello stesso anno..è davvero ora di ripartire, ma non di tornare a casa…
Sto cominciando a organizzare la prossima missione, sì perché come vi ho già anticipato, non tornerò a casa…Volerò a Bangkok, in Thailandia, per una settimana pit-stop dove rivedrò una mia vecchia amica thailandese e dal di lì volerò verso Ulaan Bataar in Mongolia, dove incontrerò mio fratello!! Il Pogg è di nuovo on the road e arriverà in Mongolia con la sua moto!! L’idea è di tornare in Italia con lui sull’Africa Twin!! Paura!! Ancora non ci credo! Il tragitto per il ritorno è ancora da definire bene, ma queste sono decisioni che potremo prendere solo a quattrocchi. Quando ci penso mi chiedo sempre “sogno o son desta?”. Il Poggiali Twin Team presto si riformerà! Wow!!
Qui a Kathmandu è caldissimo, oggi pomeriggio c’erano 38 gradi!! Lo scorso inverno troppo freddo ed ora troppo caldo.
Due settimane fa sono andata al fiume con Betta, un’altra volontaria. Andare al fiume mi ha ricordato tanto i nostri pomeriggi passati ai Gorgoni, alla Passerella, ho pensato all’Appennino e all’Acquacheta, con qualche differenza: il fiume era larghissimo con forti correnti e ogni tanto passavano gruppi che facevano rafting. Eravamo circondate da bambini locali che incuriositi dalla nostra presenza, facevano di tutto per farsi notare. Bambini che giocavano, donne che facevano il bucato, uomini che si lavavano nella vicina fonte e ho pensato che questa gente vive proprio bene!! Che vita sana! Mica male però!! Ciò mi è stato poi confermato nel tardo pomeriggio, quando siamo andate nel piccolo villaggio a cercare una camera per la notte.
Il villaggio era piccolissimo e si sviluppava sulla strada principale; 6 case in fila con un grande cortile davanti dove i bambini correvano e giocavano a rincorrersi. Che meraviglia!! Abbiamo trovato una piccola, ma deliziosa cameretta nel giardino di una coppia simpaticissima. La camera era però sopra alla stalla, non vi sto nemmeno a spiegare l’odore di mucca che ho dovuto respirare tutta la notte e nemmeno i movimenti bruschi della camera dovuti ai calci degli animali, ma tutto ciò era stupendo!! Abbiamo mangiato Dhal Bhat (riso+lenticchie) comodamente “apparecchiate” nel cortile, con i bimbi che ogni tanto, stanchi della corsa, si fermavano e prendevano fiato guardandoci e sorridendoci. Il giorno dopo abbiamo preso un local bus per Kathmandu, ma dopo 2 ore sorpresa!!!! Il bus si è fermato a causa di una lunga coda di camion e grazie all’aiuto di un ragazzo che parlava un po’ inglese, capiamo…C’è uno sciopero!! E gli scioperi in Nepal sono molto frequenti e quando c’è sciopero si ferma tutto per diversi giorni!!! Questo era uno di quegli scioperi terribili: la strada principale ed unica via che collega Kathmandu a Pokhara era bloccata. Abbiamo dovuto camminare per 2 ore prima di arrivare al blocco oltre il quale avremmo trovato un bus. Una volta arrivate a Kathmandu abbiamo appreso il motivo di tutto questo caos: il primo Ministro Prachanda (maoista) voleva annullare i poteri del capo dell’esercito per conferirli poi completamente al Partito maoista, ovviamente l’opposizione si è fatta sentire!! La Kathmandu dei giorni successivi allo sciopero, era una Kathmandu ben diversa da come la conoscevo io…grandi cortei e dimostrazioni, numerosissime le bandiere rosse falce e martello, numerose bandiere di gruppi studenteschi con evidenti riferimenti politici. Non era la Kathmandu caotica ma pacifica che conoscevo io, era una Kathmandu in rivolta! C’era tutta l’aria di una guerriglia urbana: polizia in tenuta antisommossa, massi che bloccavano alcune strade, copertoni in fiamme e gente che manifestava, giovani, ragazze, donne in sari, uomini. Poi, dopo qualche giorno è caduto il Governo!! Prachanda ha dato le dimissioni, è stato in carica per un anno! E ora a Kathmandu non si parla d’altro! Ogni tanto ci sono comunque manifestazioni.
Lo scorso fine settimana altra gita. E che gita!!
Venerdì sono uscita con il proprietario del mio appartamento insieme a due suoi amici e la serata è risultata abbastanza noiosa fino a quando è arrivato Dendup (Denz).
Dendup è un re bhutanese di origini mongole in esilio in Nepal ormai dal 1974. E’ uno uomo ben piazzato, alto, capelli lunghi brizzolati, lineamenti mongoli con barba bianca. E abbiamo cominciato a parlare per un po’ e ho scoperto diverse cose della sua interessantissima vita, non solo della sua vita prima e dopo l’esilio, dei suoi ricordi, della sua famiglia, ma anche una delle sue passioni: la moto!! Il giorno dopo avrebbe fatto un giro con i suoi amici fino a Kurintal a 100km da Kathmandu e non ho esitato un attimo ad accettare il suo invito quando mi ha chiesto se volevo aggregarmi. Non aspettavo altro! ;-)
Così ci siamo incontrati la mattina seguente alle 7 a Thamel, il quartiere dove vivo e siamo andati a casa di un suo amico dove avremmo incontrato anche gli altri. Siamo entrati attraverso un gran cancello, che è stato aperto da un guardiano e davanti a noi è apparso un giardino immenso e una casa enorme. Ero davvero curiosa di conoscere il proprietario di quella casa, perché non ero mai entrata in una villa di tali dimensioni. Le case nepalesi sono molto modeste e questo lusso mi aveva colpito. Saliamo al secondo piano, il proprietario ci fa accomodare in un salone grande quanto casa mia; noto immediatamente la vecchia carta da parati rovinata, fantasia color bianco e verde chiaro. L’elegante camino all’angolo ha subito attirato la mia attenzione. E poi uno specchio gigante, poltrone, divani, televisore impolverato e tantissime foto, molte delle quali in bianco e nero e in tutte c’erano raffigurati membri della famiglia reale. Tutta la stanza aveva un’aria decadente, vissuta, consumata e anche un po’ kitsch! La mia curiosità mi ha portato a fare tantissime domande a Dendup in merito al luogo dove mi trovavo. E lui con naturalezza mi ha detto che eravamo a casa del nipote del re; la madre del proprietario di casa era la sorella del re che è stata assassinata insieme ad altri membri, re incluso nel Palazzo Reale a Kathmandu nel giugno 2001.
Riuscite ad immaginare la mia faccia, quando ho realizzato di trovarmi tra membri della monarchia nepalese e bhutanese ? Insomma, non sono di certo gli ambienti che sono abituata a frequentare in Italia! Inizialmente mi sono sentita un po’ a disagio, ma poi tutti, anche gli altri amici sono stati molto carini con me e tutti parlavo correttamente inglese, per cui è stato molto facile comunicare e la situazione inizialmente formale si è sciolta dopo la colazione insieme e poi “jamm jamm” siamo partiti!! Ancora assolutamente incredula dell’assurda situazione in cui mi trovavo, sono salita sulla moto di Denz e via, per la valle di Kathmandu! Abbiamo impiegato due buone orette per raggiungere il posto più esclusivo che io abbia visto qui in Nepal: un bellissimo resort vicino al fiume con mega piscina e mega giardino dove abbiamo pranzato e trascorso tutto il pomeriggio. E lasciatemelo dire! Questo gruppo di motociclisti dal sangue blu mi ha davvero fatta sentire una principessa!
Il giro in moto è stato stupendo!! Per la prima volta vedevo quel paesaggio non attraverso il finestrino di un bus ma seduta su una moto attraverso i miei occhiali! Veramente una bella gita!!
Siamo tornati a Kathmandu verso le otto di sera, ma il re bhutanese non mi ha portata direttamente a casa, mi ha portata invece a Boudha, alla Stupa Buddhista dove si festeggiava il Buddha Jahanti ovvero la nascita di Buddha e alla Stupa, meravigliosamente illuminata dalla luna piena, c’erano tantissimi pellegrini, c’erano candele, odore di incenso….magico e suggestivo! Ho lasciato Denz sotto casa mia con la promessa di rivederci presto per un’altra gita in moto insieme!
Per il resto qui a Kathmandu sto benissimo. Conosco gente, rivedo viaggiatori conosciuti in giro, esco, vado a cena dai vicini di casa, faccio i miei giri, vado al mercato, vado a trovare qualche amico locale in agenzia viaggi o nel negozio di tessuti, si beve tè, a volte si mangia anche cocomero, si chiacchera, io esercito il mio nepalese, poi si va insieme a pranzo e si mangia riso e lenticchie e nei fine settimana si fa qualche escursione nella valle! Kathmandu è diventata per me il centro del mondo. Pensate che 2 settimane fa mi è venuta a trovare Reina, una mia carissima amica giapponese che non vedevo da due anni. Splendido!
Questo è tutto…per il momento.
Vi stringo forte forte.
Paola Miss
(La vostra inviata speciale da Kathmandu)
24 aprile 2009
Sette giorni in Tibet

Tashi Delek!
Altra missione compiuta: sono tornata a Kathmandu qualche giorno fa dopo un’incredibile settimana passata in Tibet.
La missione “SETTE GIORNI IN TIBET” è stata un’esperienza viaggio-nel-viaggio assolutamente fuori da qualsiasi concezione di spazio e di tempo; il Tibet è l’altopiano più alto al mondo, arriva ai 4000m e il paesaggio che lo caratterizza è il deserto!!! Sì, il deserto! non c’è sabbia, la vegetazione praticamente è inesistente, questo paesaggio mi ha ricordato molto la regione del Mustang che ho attraversato durante il trekking dell’Annapurna. Infatti me l’avevano detto che la zona settentrionale del Nepal è molto simile al Tibet e mi avevano parlato di deserto, ma sinceramente mi era difficile immaginare il deserto a quelle altitudini!! Ora ho capito cosa intendevano con quelle parole e vi assicuro che è uno spettacolo mozzafiato! Deserto di montagne, laghi color turchese, visuale a 180 gradi, aria secca, cielo immenso, nuvole enormi, luce fortissima, raggi del sole bollenti, ghiacciai e passi a 5000m.
Prima di partire, mi sono informata in diverse agenzie e sono andata direttamente all’ambasciata cinese qui a Kathmandu per capire come ottenere il visto come viaggiatrice individuale, ma l’unico modo per entrare in Tibet dal Nepal è partecipare a un viaggio organizzato; non c’è altra scelta, i cinesi sono categorici! Anche se l’idea non mi esaltava particolarmente, ho deciso comunque di partecipare, perché questa sarebbe stata l’unica possibilità che avevo per visitare finalmente il Tibet e Lhasa “la città proibita”.
Siamo partiti da Kathmandu con un piccolo pulmino che ha impiegato 6 ore per raggiungere il confine col Tibet. All’ufficio immigrazione del Nepal: timbro di uscita sul passaporto, qualche controllo, qualche passo e puff!! La Cina!! Ho attraversato il Ponte dell’amicizia che unisce fisicamente i due confini e ho provato la stessa identica sensazione che ho provato quando ho attraversato il confine Israele/Giordania: un’emozione incredibile. L’atmosfera che si respira dopo il ponte, dentro l’ufficio immigrazione è molto austera: telecamere ovunque (cosa impensabile in Nepal), militari impettiti in divisa verde e severi controlli ai passaporti e ai bagagli. E’ assolutamente proibita l’introduzione in Cina di libri, fotografie e qualsiasi oggetto che possa far riferimento al Dalai Lama e ovviamente è assolutamente proibito parlare di lui e del governo , non si possono fotografare i militari e i palazzi governativi. Detto questo, hanno sfogliato tutti i libri e guide che avevamo con noi per controllare la presenza di materiale “probito”. Dopo i lunghi e severi controlli ero ufficialmente in Tibet. Wow!
Sulla strada, poco lontano ci attendevano le 4 jeep sulle quali avremmo percorso i circa 850km dell’Autostrada dell’amicizia (The Friendship Highway) che collega direttamente Kathmandu a Lhasa. Spettacolare!
Raggiungere Lhasa in jeep è stato come essere dentro ad un documentario: strade lunghissime che attraversano il Nulla e il deserto. Ogni tanto qualche piccolo villaggio tibetano, contadini, donne e uomini con vestiti tradizionali, bandiere cinesi. Sulla strada per Lhasa ci siamo fermati in due città: Shigatze e Gyantse che ospitano due dei più importanti monasteri del Tibet. L’atmosfera che si respira lì dentro è fuori dal tempo: monaci che pregano, che suonano strumenti tipici, forte odore di incenso e di cera. Pellegrini che incuriositi smettono di pregare, ci guardano e ci sorridono. In queste città e anche a Lhasa, l’atmosfera profondamente mistica e spirituale si unisce a tradizioni religiose antichissime ed è in stridente contrapposizione con la modernità “gentilmente concessa” dai cinesi. Conoscendomi, potrete sicuramente immaginare la mia posizione in merito all’occupazione cinese del Tibet, ma questa è un’altra storia…
Dal passo del Karo-La (ca. 5100m), abbiamo potuto ammirare la catena himalayana dal lato tibetano, con lei anche il maestoso Everest e paesaggi indescrivibili! Abbiamo impiegato 4 giorni per raggiungere la “città proibita” e che impatto! Prima di partire non riuscivo ad immaginarmela, quindi non avevo aspettative e perciò mi sono fatta totalmente sorprendere e trasportare dal suo fascino! Lhasa è il luogo più esotico e più “lontano” nel tempo che io abbia mai visto! Si respira un’atmosfera di tradizioni che fondano le loro radici in storia antichissima; donne, uomini e giovani pregano e camminano lungo il Kora (percorso dei pellegrini) attorno all’imponente Palazzo del Potala, residenza ufficiale del Dalai Lama, in esilio ormai da anni a Darhamsala in India. Uomini e donne pregano girando la ruota della preghiera, recitando continuamente mantra, altri si prostrano meccanicamente per ore davanti al palazzo sacro. I tibetani sono un popolo molto religioso e ciò si percepisce ovunque. Credo che i tibetani non siano ancora abituati al turismo di massa, perché ci osservavano molto incuriositi e alcuni molto timidamente cercavano di parlarci anche se non conoscevano l’inglese. La frase più ricorrente era “Hello, good bye, I love you”. Per gioco, io e una ragazza francese siamo entrate in un negozio di abiti tradizionali, accompagnate da due timide ragazze tibetane conosciute a Lhasa, per provare qualche abito, fare qualche foto e divertirci un po’. Io e la ragazza francese siamo improvvisamente diventate delle star, l’evento di quella giornata. Donne e uomini di tutte le età passando davanti al negozio, ci hanno viste e si sono fermati per un po’ osservandoci stupiti e contenti! Chiaramente era difficile comunicare, ma molti, in segno di apprezzamento, ci hanno mostrato il pollice alzato ! Spettacolare! Quante risate ci siamo fatte! E’ stata un’esperienza molto divertente.
Abbiamo lasciato Lhasa in aereo. Il volo di un’ora Lhasa – Kathmandu ci ha regalato splendidi paesaggi sul deserto prima e sulle montagne poi, tra le quali spiccava sempre lui: l’onnipresente Everest!!! Questa volta però l’ho visto dall’alto!!! Tornare a Kathmandu è stato uno shock! Il Tibet e soprattutto Lhasa sono abbastanza puliti, il cibo è sicuro, le strade non sono sporche, non ci sono mendicanti in giro, ci sono moderni palazzi di vetro nelle zone cinesi e tornare a Kathmandu è stato molto strano. Inquinamento, sporcizia, caos; insomma proprio come il giorno e la notte, proprio come Zurigo e la periferia di Calcutta. Spero di aver reso l’idea, perché tra Lhasa e Kathmandu c’è un abisso, è c’è un’enorme differenza anche tra tibetani e nepalesi, due popoli vicini di casa, ma incredibilmente lontani gli uni dagli altri. Sono stata solo una settimana in Tibet, troppo poco tempo per capire bene la sua gente, ma se devo essere sincera preferisco i nepalesi, sono troppo rilassati, un po’ lenti, curiosoni, ma sempre gentili, cordiali, ospitali e straordinariamente sorridenti. I tibetani a volte, soprattutto i più poveri sono un po’ aggressivi e cercano di fare di tutto per venderti una collanina o un braccialetto o qualsiasi altro gadget. Spuntano fuori dal nulla, soprattutto quando abbiamo attraversato i passi e ti si incollano addosso e non ti lasciano più…
L’unico modo che ho per spiegarvi il Tibet non sono le parole, ma sono alcune foto che vi spedirò presto. Spero che queste riusciranno a trasmettervi le forti emozioni che quella terra lontanissima mi ha saputo regalare.
Per il resto io sto benissimo, vado spesso dai bimbi alla casa famiglia e sto partecipando a campi medici nella valle di Kathmandu. Sebbene non abbia conoscenze mediche, partecipo lo stesso ai campi perché sono un’esperienza umana davvero indescrivibile. Che bello poter aiutare chi ha bisogno!!
Vi abbraccio forte,
Paola Miss
Iscriviti a:
Post (Atom)